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martedì 2 marzo 2010

Vi racconto una storia....

Questa è la storia di un bimbo, il piccolo Emanuele che nasce in una famiglia come tante...è un bimbo pieno di vita, a quattro anni inizia a studiare pianoforte, inglese, gioca a calcio e fa karate.
E' appassionato di astronomia e nonostante la sua giovanissima età legge i libri di Margherita Hack che lui chiama "la signora delle stelle".
Un giorno, vedendo un film su Salvo D'Aquisto, decide che da grande vuole fare il carabiniere.
Tutti i giorni vuole passare davanti al monumento di fronte alla caserma di Cologno Monzese intitolata a Salvo D'Acquisto, a due passi da casa sua.
Arriva la primavera del 2007!!!
Emanuele ha 6 anni e frequenta la prima elementare.
Studia. Corre la Stramilano. Il 17 maggio farà il suo secondo concerto di pianoforte. Gioca. Legge. A maggio diventerà cintura arancione di karate.

10 aprile 2007: mattina
Emanuele ha mal di pancia, il dottore consiglia ai genitori di portarlo al pronto soccorso dell'Ospedale San Raffaele. Attesa, esami....passano otto ore!
Emanuele si sforza di fare l'ometto ma ha tanta paura e il suo sguardo tradisce i suoi sentimenti; la mamma lo rassicura e gli fa forza.
Finalmente la diagnosi: appendicite! Il bambino deve essere subito operato!
Arriva in sala operatoria sulle sue gambette, sale da solo sul lettino: ha molta paura ma non versa nemmeno una lacrima!
La mamma gli da un bacio e va ad aspettarlo in pediatria.
Passano le ore, il lettino è pronto ma del bimbo non si sa nulla...i genitori sono in preda al terrore.
Ad un tratto si avvicinano quattro medici:
“Signora, abbiamo avuto un problema: 15 minuti senza ossigeno al cervello!”
Se ne vanno...nessuno spiega nulla e il bambino viene portato in terapia intensiva, intubato, rianimato con il defibrillatore, nudo, coperto solo da un lenzuolo.
Il sabato gli rasarono i capelli.

Cos’è successo?

Perché gli sono mancati 15 minuti di ossigeno? Non si sa. Il fatto è che senza ossigeno i neuroni sono morti...

Dopo quattro giorni la pressione endocranica sale vertiginosamente, il suo cranio viene aperto...Emanuele è in pericolo di vita e gli viene asportato d'urgenza l'osso frontale perchè il cervello comincia ad espandersi e adesso sporge ricoperto solo dalla cute.

Rimarrà così per tanti mesi. In costante pericolo di vita. Continuamente lo sottopongono all’ipotermia, cioè gli abbassano la temperatura del corpo per controllare meglio la situazione. Succede di tutto. Gli fanno anche una trasfusione e gli somministrano molti farmaci.

In reparto è l'unico che piange, giorno e notte: vuole la sua mamma ma lei non può stargli vicino se non negli orari consentiti.

28 maggio 2007

Emanuele viene trasferito alla clinica La Nostra Famiglia di Bosisio Parini, Lecco: ha la fronte gonfissima perché il cervello è fuoriuscito ormai dalla cavità cranica e non è ancora tornato alle sue dimensioni normali; il bambino piange, piange. Viene alimentato artificialmente con un sondino naso-gastrico, la testa fasciata. Una sofferenza indicibile! Passano i giorni, i mesi.
Gli tolgono le bende. E’ senza capelli, rasato a zero. Una cicatrice immensa, larga un dito. La pelle tenuta insieme da una cucitura e da graffette di metallo.
Inizia la fisioterapia, per evitare l’atrofia di muscoli e nervi, e la logopedia, per cercare di recuperare e mantenere la capacità di deglutizione, che per il momento non sembra compromessa del tutto.

Emanuele non fa altro che piangere. Non parla, non ride più, non suona più il piano, non gioca, non studia. Non può più fare niente di tutto ciò che faceva prima di quel 10 aprile maledetto. Gli hanno spezzato le ali della vita!

Settembre 2007: inizio del mese
Emanuele viene portato di nuovo al San Raffaele!
Mercoledì viene operato per rimettere a posto il suo osso frontale.
Dopo una settimana il bambino viene dimesso.

Passano i giorni e i genitori di Emanuele non si arrendono, contattano medici, ospedali...tutte le porte gli vengono chiuse in faccia.
Finalmente entrano in contatto con una mamma italiana che sta curando suo figlio in Florida, negli USA e grazie all’aiuto di tante persone che vogliono aiutare Emanuele riescono a raccogliere i fondi necessari per la terapia.

22 Aprile 2008
Un volo organizzato dall'Aeronautica MIlitare porta il piccolo negli States, a Fort Lauderdale, dove Emanuele viene curato con ossigenoterapia, fisioterapia, logopedia...

14 Ottobre 2008
Il piccolo Emanuele deve rientrare in Italia, con un volo umanitario, per carenza di fondi...non può continuare la terapia!

Oggi Emanuele è a casa. Ha bisogno di ore e ore di assistenza e cura giornaliera, ma le istituzioni garantiscono solo una piccola parte del necessario.



Aiutiamo questo piccolo angelo: servono fondi!!!
visitate il blog http://www.salviamoemanuele.blogspot.com/

10 commenti:

  1. E' una storia che addolora e fa infuriare: non viene detto ai genitori cos'e' accaduto durante i 15 minuti di mancanza d'ossigeno al cervello, non vengono date informazioni chiare sul perche' e' accaduta una cosa del genere e di chi e' la negligenza. E invece tutto viene nascosto, le risposte non vengono date, i genitori non vengono aiutati. Le istituzioni abbandonano il cittadino e non danno fondi ai malati per poi magari devolverli a programmi televisivi inutili e denziali. E poi c'e' il grandissimo dolore per cio' che e' accaduto ad un bambino cosi' intelligenete e promettente, cosi' vivace e curioso. Come sempre scrivi dei post interessantissimi e utilissimi! Spero tanto che possano contribuire ad aiutare questa famiglia!

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  2. Ho pianto tanto carissima Minerva leggendo questa storia...per il piccolo Emanuele, per i suoi genitori e anche per la rabbia!!!
    Potrebbe succedere a ognuno di noi, non oso pensarci ... vado subito sul blog e spero lo facciano in tanti.
    Ti abbraccio!

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  3. non si trattenfono le lacrime..quando non posso parlare.. ne gridare..

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  4. Conosco la storia di Emanuele...non ci sono parole per commentare.

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  5. sgomento... dolore... rabbia... strazio... ma come si può! Capisco che siamo umani è tutti soggetti ad errore, ma qualcuno dovrebbe spiegare a quella madre cosa non ha funzionato, cosa ha determinato la sofferenza, il dolore di suo figlio, cosa gli ha tagliato le ali, per cosa é stato costretto a soffrire e a piangere da solo in ospedale, cosa non gli permette di curarsi... e poi ci vorrebbe un sistema che intervenisse a sostegno di chi, come lui, ha bisogno di cure speciali che la famiglia di norma non può sostenere!
    Grazie
    A presto

    GM C

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  6. ho letto le tue parole in pochissimi secondi ho divorato il racconto spinto dalla rabbia che aumentava al passare di ogni riga, una rabbia tremenda contro questo lato maledetto delle istituzioni che lasciano da sola una famiglia e poi buttano dalla finestra miliardi in cose allucinanti... e pii mi vengono i mente i miliardi di soldi spesi in televoti assurdi quando poi ci sono famiglie come quaeste che devono convivere col dolore e l'impossibilità di condurre una vita normale...
    non ho parole. Grazi per aver segnalato questa storia farò un passaparola.

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  7. Purtroppo gli errori capitano in qualsiasi sala operatoria.
    La stanchezza per il numero eccessivo degli interventi, complicanze impreviste, problemi di anestesia, anche un semplice tremore alla mano e succede l'irreparabile.
    Quando sbagli un disegno, cancelli e correggi.
    In una sala operatoria recuperare un errore a volte diventa impossibile.
    Quindi è meglio lasciare l'indagine ed il resto della faccenda a chi di dovere.
    Per il bambino purtroppo, non possiamo fare nulla se non dolerci.
    Per aiutare questa famiglia, dobbiamo ATTIVARCI e diffondere al massimo la richiesta di aiuto.
    In Italia ci sono centri specializzati che possono fare le stesse cose che si fanno in America ed anche meglio, diffondere la richiesta può essere utile.

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  8. Ciao Minerva ti ho lasciato sul mio blog di Regali Viruali un pensiero virtuale. Passa a prenderlo. Per il tuo affetto
    Ciao
    blog: regalivirtual.blogspot.com/

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  9. non dico nulla su quanto successo in sala operatoria spero che la magistratura abbia fatto o stia cercando di fare chiarezza. Storia drammatica ed il tuo invito solidale spero non si perda nel vuoto.

    Un abbraccio sincero
    Daniele

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  10. Storia commovente sono d'acordo con Daniele Verzetti il Rockpoeta® speriamo che l'ivito solidale non si perda nel vuoto, come spesso accade.

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